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domenica 31 luglio 2016

Una bevanda che cura

UNA BEVANDA PER RISORGERE........!



Un decotto di : Zenzero, limone con buccia, neem ( non più di 2 foglie ) . Fare bollire l'acqua e dopo averla tolta dal fuoco si introducono gli elementi lasciandoli macerare fino a che non arriva a temperatura ambiente poi con un frullatore si macera il tutto e si filtra con un retino poi si mette in frigo e la si beve a piccoli sorsi.  Bevanda riattivante ricca di principi attivi nobili come l'azzadiractina ( una molecola naturale fatta di 7 molecole ) le foglie di Neem le trovate dalla Neem Italia srl di BS.  Ottima bevanda per 100 usi: problemi dermatologici, forme neoplastiche, problemi respiratori, disturbi del sistema nervoso centrale e molto altro.

Abbinato a Metodo MC si possono ottenere risultati straordinari.

Marco Corti, chinesiologo, ideatore del METODO MC.

domenica 24 luglio 2016

L' alga che aiuta la tiroide.


Esiste un'alga bruna, diffusa sulle coste dell'Atlantico, ricca di virtù.







L’Ascophyllum nodosum è un’alga bruna che prolifera sulle coste dell’oceano Atlantico, ma si trova anche sulle coste dell’Europa nord occidentale, della Groenlandia e sulle coste orientali del Nord America. Da diversi anni è sotto la lente dei ricercatori che ne stanno studiando le tante applicazioni nel campo della salute. La polvere di quest’alga fornisce una quantità importante di vitamine, minerali, oligoelementi e amminoacidi. 

E’ indicata in caso di problemi alla tiroide, infezioni alle vie urinarie, calcoli alla cistifellea, infiammazioni intestinali e ulcere allo stomaco. Regola la pressione e il tasso di colesterolo nel sangue. Favorisce l’espulsione dall’organismo di metalli come il piombo e il mercurio. 


Per saperne di più, abbiamo fatto alcune domande ad una azienda produttrice di un integratore a base di Ascophyllum nodosum.

Quali sono le proprietà di quest’alga?

Come le kelp, Ascophyllum nodosum è un’alga bruna
marina ricca di iodio, in una forma biodisponibile per l’organismo.
Cresce in prossimità delle coste dell’oceano atlantico e si
caratterizza per essere un ottimo alimento perché presenta naturalmente proteine a elevato valore biologico, minerali come selenio, ferro e zinco. Sono presenti inoltre tirosina, le vitamine del gruppo B (inclusa la B12) e le vitamine A, C, D, E, H, K. Tutte sostanze, queste, che favoriscono l’assorbimento dello iodio,
sostenendo così la concentrazione, il metabolismo energetico, la normale funzione tiroidea e la produzione di ormoni tiroidei.

A proposito di tiroide… come la aiuta?

Attraverso lo iodio, di cui queste alghe sono particolarmente ricche, presente in forma organica e altamente biodisponibile. Ma il sistema endocrino, per il suo equilibrio, ha anche bisogno della presenza simultanea di un contenuto bilanciato di altri nutrienti: Ascophyllum nodosum contiene perciò anche una serie di
nutrienti combinati tra loro utili ad assimilare meglio lo iodio e necessari per nutrire il sistema endocrino e la tiroide. Iodio, selenio, tirosina, zinco, rame, vitamine A, B2, B3, B6 e C sono alcuni dei nutrienti forniti dall’alga utili per sostenere il benessere della tiroide.

Come partecipa all’eliminazione delle sostanze
chimiche accumulate nell’organismo?


Grazie alla presenza di fibre alimentari (alginati, fucoidano e mannitolo): queste, creando un gel viscoso, aiutano a migliorare i processi di detossificazione, e in questo modo l’organismo si libera dagli additivi chimici contenuti negli alimenti e dagli inquinanti ambientali.

Come regola il peso corporeo?

Senza un’appropriata depurazione dell’organismo e una corretta nutrizione, si può verificare l’accumulo nelle cellule adipose di tossine che, se presenti a elevati livelli, vengono rilasciate nel torrente circolatorio. Quando i livelli di tossine diventano troppo elevati, si può determinare una diminuzione degli ormoni tiroidei, necessari a mantenere un metabolismo efficiente. Grazie al suo supporto al lavoro della tiroide, Ascophyllum nodosum si rivela un utile alleato nei regimi dietetici e nel mantenimento dell’equilibrio del peso corporeo.

Ci sono controindicazioni al consumo di questa alga?

Ad oggi non si conoscono controindicazioni. Grazie al suo contenuto completo e bilanciato di sostanze nutritive, può essere un valido supporto nutrizionale utile a equilibrare e rafforzare la capacità dell’organismo di ripristinare un buono stato di salute.




1 ALGAVIT di Prodotti della Vittoria
Ascophillum Nodosum di qualità chinesilogicamente certificata da Marco Corti - METODO MC.

giovedì 14 luglio 2016

Nuovo allarme in Francia.

Rischio Alzheimer in Francia

Il paese europeo detiene il record mondiale di consumo di psicofarmaci.


Uno studio evidenzia che l'assunzione di psicofarmaci ogni giorno per più di sei mesi comporta un aumento del rischio di contrarre la malattia di Alzheimer pari al 60-80%.
Uno studio francese pubblicato nell’ultimo numero del British Medical Journal lo conferma: l’uso regolare di benzodiazepine per un periodo superiore a tre mesiaumenta notevolmente il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.


Cosa sono le benzodiazepine?


Le benzodiazepine sono una classe di farmaci psicotropi , vale a dire, che agiscono sul sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) modificando alcuni processi chimici naturali (fisiologici).

Porta a cambiamenti di coscienza, umore, percezione e comportamento.

Provoca un effetto ansiolitico (contro l’ansia), miorilassante (rilassante muscolare), ipnotico (induce il sonno), antiepilettico (contro l’epilessia) e amnesico (causando problemi di memoria).Tra i principi attivi e i nomi commerciali citiamo Alprazolam, Bromazepam , Bromiden, Diazepam, Valium e Xanax

Questi farmaci sono comunemente utilizzati per il trattamento di disturbi come ansia, spasmi, insonnia, convulsioni, o agitazione durante l’astinenza da alcol.

L’uso a lungo termine di benzodiazepine è pericoloso?

E’ noto da molti anni che l’uso di benzodiazepine per oltre un mese porta ad assuefazione (necessità di dosi maggiori per ottenere lo stesso effetto), dipendenza (difficoltà o impossibilità di interromperne l’assunzione), e la sospensione può causare sintomi di astinenza (recidiva dei sintomi, più tipicamente la potenziale caduta della pressione arteriosa, allucinazioni, psicosi, allucinazioni, convulsioni, malessere).

Lo studio di Sophie Billioti Gagee, colleghi dell’istituto INSERM, dimostra come le benzodiazepine aumentino significativamente il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer – la più nota malattia neurodegenerativa, che in Italia colpisce centinaia di migliaia di persone ogni anno.

Lo studio Inserm

Lo studio ha preso in considerazione quasi 9.000 persone di età superiore a 66 anni, seguiti per 6-10 anni, dimostrando come l’assunzione giornaliera di psicofarmaci per diversi mesi aumenti il rischio di sviluppare una malattia neurodegenerativa :

una volta al giorno per 3 – 6 mesi aumenta il rischio di malattia di Alzheimer del 30%
una volta al giorno per più di sei mesi aumenta il rischio di Alzheimer del 60-80%.
Preoccupazione in Francia

La Francia detiene il triste record di campione del mondo nel consumo di sostanze psicotrope (nel 2012, quasi 12 milioni di transalpini ne avrebbero fatto uso almeno una volta).

In particolare, le benzodiazepine sono spesso prescritte per trattare stress, ansia e disturbi del sonno: tutti sintomi che possono essere curati con metodi alternativi (fitoterapia, omeopatia, agopuntura).

Inoltre, l’approccio farmacologico “cancella” i sintomi ma non risolve il problema, sicché questi sintomi tendono a ripresentarsi dopo l’interruzione del trattamento. Questo porta spesso a prolungare la cura oltre le raccomandazioni delle autorità sanitarie (non più di 12 settimane): molti pazienti continuano ad assumerne per anni.

I pazienti, nel frattempo, devono essere consapevoli dei rischi connessi con tali trattamenti prolungati e cercare metodi di cura alternativi.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche.

Fonte: http://www.cuneooggi.it/dett_news.asp?id=59207

Qui lo studio pubblicato dal British Medical Journal:http://www.bmj.com/content/349/bmj.g5205

Qui lo studio pubblicato dall’Istitut National del la Santé et de la Recherche Medical: http://presse.inserm.fr/…/benzodiazepines-and-alzhei…/15346/

Grazie per la condivisione a Vaccaro Dr Riccardo su 

lunedì 11 luglio 2016

Intestino: una piccola testa interna


L'intestino secondo cervello : una ulteriore dimostrazione della sua assoluta importanza!

Il Dr. Michael D. Gershon è l’autore di “The Second Brain” (“Il Secondo Cervello”) ed è il presidente del dipartimento di anatomia e biologia cellulare alla Columbia University.

E’ considerato come uno dei padri della neurogastroenterologia; egli afferma nel suo libro che “… per quanto il concetto possa apparire inadeguato, il sistema gastroenterico è dotato di un cervello. Lo sgradevole intestino è più intellettuale del cuore e potrebbe avere una capacità “emozionale” superiore. È il solo organo a contenere un sistema nervoso intrinseco in grado di mediare i riflessi in completa assenza di input dal cervello o dal midollo spinale.”

Per molti anni si è pensato che il cervello situato nella testa avesse la predominanza e la superiorità in tutte le nostre funzioni ma da quando sono state fatte queste ricerche si è scoperto che vi è una totale integrazione dei due cervelli, distanti e separati, ma operanti in sintonia ed integrazione per le funzioni vitali dell’essere stesso.

Dopo circa trent’anni di ricerche egli arriva a sostenere che esiste un vero e proprio cervello enterico che secerne sostanze che influenzano gli stati d’animo. I principali neurormoni che l’intestino secerne sono: serotonina, somatostatina, gastrina, istamina e altri.

E noi del Metodo MC conosciamo benissimo il ruolo fondamentale della serotonina nella regolazione di un ampio spettro di meccanismi neurofisiologici quali l’emotività, il sonno/veglia e la memoria.

Riaffermiamo perciò, come già detto negli articoli precedenti, l’importanza della salute della nostra flora batterica intestinale che con i neuroni sono, dunque, all’origine dei nostri comportamenti, interessati nei meccanismi dell’ansia e della depressione e corresponsabili dell’umore con cui affrontiamo la vita.

L’”intestino secondo cervello” decide i nostri stati d’animo, in base allo stato di salute dell’intestino stesso che, a sua volta, incide sull’attività del sistema nervoso enterico.

Tutto questo inoltre spiega ad esempio come una forte paura possa scatenare un forte disagio nell’intestino che a priori non avrebbe alcuna ragione di prodursi se non esistesse, tra il cervello della testa e il cervello enterico, una relazione e una comunicazione costante tra i due cervelli.

Essere coscienti dell’esistenza di questo “intestino secondo cervello” e del suo funzionamento è di grande importanza per il nostro benessere. Infatti Il senso di benessere si verifica solo quando i due cervelli sono in costante armonia.

E dell’armonia del nostro intestino dobbiamo allora prenderci grande cura. Cominciando subito!

Segui ora il Metodo MC e prenditi cura del tuo secondo cervello nell’intestino.


fonte:   http://en.wikipedia.org/wiki/Michael_D._Gershon


venerdì 8 luglio 2016

Latte vaccino e latte materno: differenze.



POTRA' SEMBRARVI OVVIO MA E' BENE RICORDARE CHE:

Il latte vaccino è adatto ai vitellini mentre il latte materno è adatto ai bambini. 

Inoltre il latte in generale è alimento adatto ai lattanti, che per un essere umano equivale a circa 3 anni di età, infatti il gene che presiede la produzione degli enzimi adatti alla sua digestione normalmente si disattiva con l'età e l'abitudine.

DIFFERENZE TRA LATTE MATERNO E LATTE VACCINO
Nei primi tre giorni dopo il parto le ghiandole mammarie secernono il colostro, una sostanza giallastra per la presenza di carotene che è ricca di proteine (tra cui anticorpi), sali, vitamine A, C, E, ma povero di grassi e carboidrati; quindi, le calorie fornite dal colostro sono inferiori a quelle del latte. Contiene inoltre insulina ed una certa quota di EGF (Epidermal Growth Factor) in quantità superiori al latte maturo: tali ormoni sono responsabili della proliferazione e maturazione delle cellule intestinali che si conclude intorno al 3° - 4° mese (chiusura dell’intestino). Infatti, prima del 3° - 4° mese la mucosa intestinale del bambino è immatura, sia dal punto di vista strutturale che funzionale, e ciò potrebbe scatenare fenomeni di allergia o intolleranza. Il processo di maturazione della mucosa, infatti, permette di tollerare senza danni al sistema immunitario cibi diversi dal latte materno. Le gamma – globuline anticorpali (soprattutto IgA) ingerite con il colostro e in seguito con il latte, sono assorbite ma non digerite dalla mucosa enterica solo nei primi giorni di vita, quando esiste un’aumentata permeabilità di questa barriera, ma nel lattante esse sono digerite e quindi non possono esplicare la loro funzione difensiva. Da ciò deriva l’importanza di una vaccinazione precoce, in quanto le gamma – globuline passate nel feto attraverso la placenta, sono attive solo per i primi 2 – 3 mesi di vita. Gradualmente il colostro assume le caratteristiche del latte definitivo, nel quale la componente proteica diminuisce mentre quella lipidica aumenta. Il latte materno contiene circa 700 Kcal, mentre quello vaccino ne contiene circa 600.
COMPOSIZIONE
Protidi: la quantità totale è di 10 – 11 gr/L nel latte di donna, mentre è di 35 gr/L nel latte vaccino. Caseina: il latte vaccino ne contiene il 30%, mentre il latte materno solo il 2%. La caseina non ha potere allergizzante, ma ha una difficile digeribilità in quanto richiede una notevole quantità di HCl per poter essere digerita (ha un elevato potere tampone). Così, il lattante allattato con latte vaccino costituirà dei grossi fiocchi di caseina rallentando il transito gastro – intestinale (il numero di scariche giornaliere sarà minore e saranno ricorrenti fenomeni di rigurgito e vomito), cosa che invece non accadrà se allattato con il latte della madre. Sieroproteine: sono le proteine del siero di latte. La quantità totale delle sieroproteine è quasi simile nei due tipi di latte (6,5 gr/L nel latte materno e 6 gr/L nel latte vaccino). Qualitativamente sono rappresentate da α – lattoalbumina e ß – lattoferrina nel latte di donna, e α – lattoalbumina e ß – lattoglobulina nel latte vaccino. ß – lattoglobulina: è nulla nella donna, mentre nel latte vaccino rappresenta il 50% delle sieroproteine; essa è responsabile dell’intolleranza alle proteine del latte vaccino (IPLV) perché ha potere allergizzante. α – lattoalbumina: rappresenta l’altro 50% delle sieroproteine del latte vaccino, mentre nella donna supera il 50%. ß – lattoferrina: ha due azioni 1) Antinfettiva, perché lega il ferro all’interno dei macrofagi sottraendolo ai batteri. 2) Preventiva, nei confronti dell’anemia da carenza di ferro perché contiene ferritina. Il latte materno contiene anche lisozima (ad azione antinfettiva e fluidificante le secrezioni mucose), IgA (che oltre ad avere un’azione antinfettiva, hanno anche azione antiallergizzante perché depositandosi sulla mucosa intestinale hanno azione infiltrante e quindi allergenica) e linfociti T, B e 2 macrofagi ( con azione antinfettiva e favorenti l’intolleranza verso sostanze eterologhe) che invece sono scarsamente rappresentati nel latte vaccino. Il contenuto di anticorpi è due volte quello del latte vaccino: in quest’ultimo prevalgono le IgG, mentre nel latte materno le IgA (soprattutto secretorie); il contenuto di IgM è invece sovrapponibile. Le IgA secretorie si dispongono sulla mucosa bronchiale, faringea e gastrointestinale svolgendo un’azione protettiva contro intolleranze alimentari e infezioni (respiratorie, urinarie, otiti, meningiti, gastrointestinali tra cui enterocolite necrotizzante e acrodermatite enteropatica, sepsi ed eczema topico). Lipidi: le quantità totali sono sovrapponibili nei due tipi di latte (38 gr/L nel latte vaccino e 37 gr/L nel latte materno). Qualitativamente nel latte vaccino prevalgono gli acidi grassi saturi, mentre nel latte di donna quelli insaturi (Acido Retinico e Acido Oleico) e insaturi essenziali (Acido Linoleico, Acido Linolenico, e Acido Arachidonico). Questi ultimi sono più facilmente digeribili, più facilmente assorbibili, importanti per la mielinizzazione del SNC, per la maturità del sistema immunitario, per la sintesi delle PG e per il trofismo cutaneo. L’Acido Retinico è utile per la maturazione della retina e del SNC. Glucidi: sono quasi prevalentemente costituiti da lattosio (nel latte materno è 16 gr/100 mentre nel latte vaccino è 4 gr/100) che viene digerito da una lattasi intestinale. Il lattosio presente nel latte materno è levo – giro, mentre nei tipi di latte in polvere adattati è destro – giro (ciò non ha importanza dal punto di vista biologico). Oltre al lattosio, sono presenti alcuni oligosaccaridi in basse concentrazioni (1 gr/100 nel latte di donna, 0,1 gr/100 nel latte vaccino). I glicidi hanno diverse funzioni: 1) antinfettiva; 2) facilitano l’assunzione di calcio e ferro; 3) antiallergica; 4) regolano lo sviluppo del SNC; 5) aumentano la digeribilità del latte. Tra gli oligosaccaridi è compreso il fattore bifidogeno, dotato di attività antivirale e antibiotica soprattutto nei confronti dell’ E. Coli. Sali minerali: il contenuto di sali minerali del latte materno è circa 1/3 rispetto al latte vaccino. Bisogna, comunque, tenere conto oltre che della quota assoluta, della biodisponibilità dei diversi minerali, cioè la quota che di essi può essere assorbita ed utilizzata nei vari processi metabolici. La biodisponibilità dei sali minerali del latte materno è superiore a quella del latte vaccino. Ferro: la sua quantità è uguale nei due tipi di latte, ma la sua biodisponibilità nel latte materno è maggiore (10%) rispetto a quella del latte vaccino (0,1%); per cui, un bambino allattato con il latte della madre, ha meno probabilità di andare incontro ad anemia sideropenica. Ciò dipende dall’elevato contenuto nel latte materno di lattosio e vitamina C, dai bassi livelli di fosforo e proteine, nonché dalle particolari forme molecolari in cui il ferro è presente. 3 Calcio / Fosforo: sono contenuti nel latte materno in concentrazioni più basse rispetto al latte vaccino. Calcio: 0,3 mg/100 nel latte materno; 1,2 mg/100 nel latte vaccino. Fosforo: 0,18 mg/100 nel latte materno; 1,8 mg/100 nel latte vaccino. Ma quello che è importante ai fini dell’assorbimento è il rapporto Calcio/Fosforo, che nel latte di donna è di 2:1 (nel latte vaccino è di 1:1); questo rapporto è ottimale per l’assorbimento del calcio, che sul piano clinico si traduce in un’azione protettiva del latte materno nei confronti dell’ipocalcemia neonatale e di prevenzione del rachitismo nei mesi successivi. Vitamine: il latte materno ha un contenuto vitaminico sufficiente per il bambino, fatta eccezione per la vitamina D3, che è scarsa in quantità (come nel latte vaccino); ciò aumenta ancora di più il rischio di rachitismo. C’è invece un’alta concentrazione di vitamina C, vitamina tremolabile, che invece è scarsa nel latte vaccino fresco, ma anche nei tipi di latte in polvere adattati. Per cui, se vengono usati in modo esclusivo e per lungo tempo, senza l’integrazione di verdura, frutta, carne e pesce (alimenti contenenti folati importanti per il metabolismo della vitamina C), i bambini possono andare incontro a scorbuto. Per evitare questo bisogna dare agrumi o pomodoro fresco al bambino dal 3° mese di vita (il limone nel latte non da problemi). Il latte materno contiene anche vitamine del complesso B e folati.

  Tratto da www.educazioneallasalute.net

domenica 3 luglio 2016

L'economia ci vorrebbe malati.



Le terapie naturali sono più economiche ed efficaci ma è difficilissimo utilizzarle perchè ogni malattia è un business miliardario: l'economia ci vuole malati.